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del Naturismo italiano

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Il comune senso del pudore Naturista-1998

Il comune senso del pudore Naturista

Le considerazioni svolte da Carlo Consiglio su INFO Naturista n. 3/1998, a commento delle valutazioni espresse da Gianfranco Ribolzi su taluni episodi di esibizionismo verificatisi nel sito di Cap D'Agde, non mi trovano pienamente concorde e mi inducono a fare alcune riflessioni in tema di etica naturista.

A giudizio dell' Autore, la tesi secondo la quale atteggiamenti esibizionistici o di scambio di coppie, posti in essere da naturisti, siano contrari al nostro Statuto ed allo spirito stesso del Naturismo, è destituita di un fondamento non solo -giuridico-formale- ma anche teorico, giacché tale questione assume rilevanza esclusivamente pratica. Per quanto attiene al primo aspetto è innegabile che sia nello Statuto UNI sia in quello FENAIT non si rinvenga alcun espresso riferimento ai feno meni su menzionati, né tanto meno alla loro illiceità.
Pertanto almeno sul piano formale, naturismo, scambismo ed esibizionismo non risultano affatto inconciliabili. Tuttavia, ciò equivale ad affermare che il naturista debba considerare accettabili oppure esecrabili soltanto quei comportamenti che siano espressamente qualificati come tali dallo Statuto UNI o da quello della FENAIT.
Sennonché, seguendo il percorso logico delineato dall' Autore, vien fatto di chiedersi, paradossalmente, per quale ragione i naturisti siano più propensi al pacifismo che alla violenza fisica o all'uso delle armi, visto che nessuno di tali aspetti viene apertamente stigmatizzato nei suddetti statuti e considerato che, in fondo, nel mondo animale vige la selezione naturale. Per converso non posso non essere d'accordo con Gianfranco Ribolzi quando afferma che coloro i quali praticano scambismo, esibizionismo, amore di gruppo, ecc. non sono naturisti. È vero che ciò non è scritto nello Statuto UNI, ma dovrebbe essere sancito in un altro statuto: quello della coscienza morale di ogni naturista, la quale impone a ciascuno di noi di dar prova, nei nostri atti, di un adeguato senso di responsabilità, di maturità psichica e, pertanto, di razionalità.
Se il naturista si spogliasse anche della sua razionalità, si avrebbe un effetto, a mio avviso, estremamente deleterio: si insinuerebbe nell'idea naturista 'esiziale morbo del relativismo morale. Se la razionalità cedesse il passo al relativismo morale, sarebbe pressoché inevitabile affermare: -... che lo scambismo sia insano o innaturale ètutto da dimostrare-. E, invece, la dimostrazione è immediata: scambismo, esibizionismo ed atti consimili svuotano di significato proprio quell' idea di famiglia che è collocata al centro della visione naturista deI' esistenza. Lo afferma, con la sua consueta immediatezza, lo stesso Gianfranco Ribolzi nella premessa a INFO Naturista n. 2/1998: - il vero naturista ... dà valore alla propria famiglia dando esempio-. Certo, se le naturiste e i naturisti si abbandonassero ad atteggiamenti esibizionistici, ad amore di gruppo oppure a scambi di coppia, all'interno dei siti naturisti o in privato, essi darebbero ai propri figli davvero un bell'esempio! Ovviamente, asserire che tali comportamenti non siano propriamente consoni ai principi naturisti, non deve portarci a concludere che il Naturismo sia sessuofobico. È notorio, infatti, che la sessualità costituisce un fondamentale aspetto per ogni forma di vita e che nella pratica della nudità in comune vi sia una componente erotica, ma, come sostiene Daniele Agnoli su Naturismo del gennaio 1996, -... nei limiti giusti, e ciò per effetto dell' appagamento visivo che ne deriva, nonchédel reiterato contatto con gli agenti meteorologici.-
Ma, vi è un'ulteriore considerazione che gradirei svolgere in merito all' orientamento espresso dal Presidente FENAIT. Egli sostiene che i fenomeni di cui si discorre non possano essere ritenuti, per così dire, -innaturali-, giacché non è infrequente riscontrarli anche nel mondo animale. In realtà, sebbene io consideri gli animali non umani -miei simili-, devo soggiungere che tra noi e loro sussiste, pur

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