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del Naturismo italiano

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Nudità facoltativa-2005

Nudità facoltativa

Se il problema della nudità rappresenta uno spauracchio per il mondo tessile, che visto da quell'angolazione possiamo ritenerlo comprensibile a causa degli effetti a livello psichico esercitati sul singolo dalla coazione tessile, ciò che risulta incomprensibile è il fatto che il principio della nudità -obbligatoria- venga contestato dall'interno del movimento stesso

"obbligatorio" l'abbiamo scritto tra virgolette perché questo -obbligo- è soggetto a tutta una serie di restrizioni che possono essere dovute ad agenti atmosferici o a patologie fisiche o imposte dai gestori dei campi).
Innanzitutto dobbiamo rilevare che alla base di una simile contestazione vi è sempre una sconcertante ignoranza, giacché parliamo di persone alcune delle quali hanno addirittura operato all'interno del movimento del movimento naturista in qualità di dirigenti.

Per fare chiarezza incominciamo ad indagare sul significato del termine facoltativo.
Questa parola deriva da facoltà (dal latino facultas) e oltre ai diversi significati che ha, come quello, per esempio, di capacità o destrezza nel saper fare una cosa, la definizione che a noi interessa più da vicino è quella di -manifestazione di un diritto soggettivo consistente nella possibilità di operare una scelta-. E questa definizione, già di per sé così chiara, da sola basterebbe per esaurire il discorso dato che, come appare evidente, chi si reca in un centro naturista, dove si sa che la regola prevede la nudità integrale, questa scelta l'ha già operata, cioèha operato tale scelta prima di entrare in un campo nudista. Tanto per fare un paragone, sarebbe come se delle persone entrassero in un stadio di calcio e pretendessero di vedere una gara di nuoto.","Ma queste considerazioni evidentemente non sono sufficienti a sgombrare il campo dall'equivoco.
Abbiamo letto, infatti, per fare un esempio, che nello statuto di alcune associazioni, che si definiscono naturiste, la pratica della nudità può essere un esercizio facoltativo. Ebbene, preso atto di ciò, nel dissociarci da questa discutibile interpretazione di un principio basilare del movimento naturista, ci sentiamo in dovere di precisare che per la filosofia naturista tale enunciazione altro non è che un'assurdità, come già altri in proposito, all'interno del nostro movimento, hanno evidenziato. Infatti si è fatto rilevare da più parti che non si comprende perché, una volta che un individuo ha scelto di entrare in un centro naturista, e quindi ha accettato la regola -obbligatoria- della nudità, debba poi esercitare la facoltà di scegliere se stare nudo o vestito.
E' lapalissiano che se una persona intende stare vestita non deve fare altro che non entrare in un campo nudista. La scelta quindi è fra entrare o non entrare, non nell'entrarci e poi decidere se restare nudi o vestiti. E questo è un particolare di non poco conto, poiché se questa regola, stabilita come -facoltativa-, diventasse norma, ciò comporterebbe pericolosi effetti disgreganti per il movimento naturista, e forse sarebbe l'inizio della fine.
Chi aveva formulato tale proposta, in risposta alle perplessità ed alle obiezioni sollevate da più parti, si era limitato a rispondere semplicemente che -il nudismo può essere previsto come obbligatorio-, che tradotto in parole povere sta a significare che nei villaggi si può stare anche vestiti a seconda del momento o delle circostanze (ristorante, market, ecc.). Addirittura associazioni -naturiste- da poco costituitesi, che hanno chiesto l'affiliazione alla FENAIT, in un articolo del loro statuto hanno inserito espressamente l'esclusione della pratica della nudità da locali adibiti all'alimentazione -per motivi di igiene-.
L'avvocato a cui la Federazione si è rivolta per l'analisi di tali statuti ha cosìrisposto: -L'esclusione della pratica del nudismo dai locali adibiti ali 'alimentazione per motivi igienici sottende l'idea che i genitali siano parti del corpo umano sporche. Questa concezione non ha alcun fondamento scientifico, in quanto le malattie che si possono trasmettere attraverso i genitali sono sicuramente molte di meno di quelle trasmissibili attraverso le mani, la bocca o il respiro. Inoltre tale esclusione sottende l'idea che il nudismo possa essere nocivo alla salute, in contrasto con l'art.2.2 dello statuto INF, che afferma che lo scopo del naturismo/nudismo è quello di favorire la salute umana fisica e psichica... Il nudismo considerato facoltativo non corrisponde alle definizioni del naturismo negli statuti della FENAIT e della INF-FNI. L'art.4 dello statuto FENAIT afferma infatti che il naturismo trova la sua essenziale espressione nella nudità collettiva. L 'art.2. I dello statuto INF-FNI afferma inoltre che il naturismo/nudismo è caratterizzato dalla pratica della nudità in comune-. Ebbene, da quanto finora esposto, risulta chiarissimo che sarebbe un errore gravissimo inserire in uno statuto di un' associazione naturista una norma del genere perché essa legittimerebbe comportamenti individuali discutibili.
Già il naturismo ufficiale storce il naso per certe regole imposte nei centri nudisti ai naturisti che sono costretti a vestirsi, poiché le uniche controindicazioni alla pratica della nudità sono quelle sopra esposte.
Addurre motivi igienici all'uso dei vestiti quando si va al ristorante, al market o di -rispetto- del personale tessile addetto, è semplicemente ridicolo e riduce il naturismo ad una barzelletta. Tutti sanno nel mondo naturista che è necessario utilizzare sempre una salvietta sedendosi in un luogo pubblico (bar, ristorante, ecc.).
Le associazioni naturiste per essere definite tali, ci teniamo a ribadirlo affinchénon sorgano equivoci, riconoscono la pratica del nudismo naturista.

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