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storia del naturismo







































               giovanile,  liberatosi  dei  legami  patriarcali,  è  idillio di sognatori, una suggestione escatologi-
               diventato vittima di una nuova forma di consumi-  ca? Oppure è qualche cosa d’altro?
               smo, in parte diverso da quello rimproverato alla  Sbagliamo  se  propendiamo  verso  il  nudismo
               generazione precedente. Questo consumismo è       consumistico,  oppure  perché  crediamo  nella
               determinato da una crescente propensione alla     possibilità  di  una  rigenerazione  dell’umanità
               dipendenza.  Qui  possiamo  mettere  allo  stesso  tramite il naturismo?
               titolo  diverse  cose  apparentemente  diverse  tra  Io penso che il nostro movimento abbia fonda-
               di loro: la droga, il fumo, l’alcool, la televisione,  menti  realistici  e  indubbi  contenuti  educativi  e
               le auto, le vesti, la moda, gli auricolari, la musica  culturali,  ma  che  non  sia  mai  espressione  del
               elettronica,  i  ritmi  monotoni  e  ossessivi.  La  tempo, di un’epoca. Anzi esso opera al di fuori
               dipendenza dalla droga in genere (e certamente    del  tempo,  come  il  tabù  immortale  del  sesso.
               quanto sopra elencato è droga) -  dice letteral-  Risiede in questo la sua forza e il suo fascino.
               mente Fromm – “è pura espressione dell’homo
               consumens, passivo, ignavo, che i figli criticano
               nei  genitori,  ma  che  esiste  anche  in  loro,  sia
               pure  sotto  altre  spoglie,  e  che  li  fa  rientrare
               nella categoria degli esseri umani perennemen-
               te in attesa di qualcosa che provenga dall’ester-
               no: droga, sessualità, ritmi che li ipnotizzano, li
               travolgono,  li  esaltano.  Sono  ritmi  che  non
               richiedono una attività, ma li trascinano in una
               sorta di orgia, in uno stato di alterazione, in cui
               ci si dimentica, dunque si è assolutamente pas-
               sivi. L’uomo attivo invece non si dimentica, ma è
               e resta di continuo sé stesso: diventa più matu-
               ro, più emancipato, cresce. L’uomo passivo è l’e-
               terno lattante. In fin dei conti poco importa che
               cosa  consumi:  è  perennemente  in  attesa,  a
               bocca aperta, del poppatoio che gli procura sod-
               disfazione,  senza  che  debba  muovere  un  dito,
               senza che debba far ricorso alle sue energie psi-
               chiche  e  alla  fine  si  ritrova  stanco,  spossato,
               sonnolento. Il sonno in cui finisce per sprofonda-
               re è spesso più uno stordimento, uno sfinimento
               frutto di noia, che una sana rigenerazione.”
               A questo punto ci domandiamo: le nostre asso-
               ciazioni dovranno offrire ciò che l’epoca impone
               oppure  è  la  nostra  idea  soltanto  un’utopia,  un

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